Home La nostra testimonial


Quando decidemmo di iniziare autonomamente la raccolta fondi per il finanziamento della ricerca scientifica sulla talassemia, dovemmo affrontare il problema di trovare una immagine che caratterizzasse la nostra presenza. Sì, è vero: avevamo l’immagine dei bambini che, tenendosi per mano, si muovono in girotondo. E infatti nessuno la mise in discussione. E’ l’immagine di tutto il movimento, che ormai ci fa riconoscere dappertutto. Ma pensavamo che, all’interno del movimento, ci dovesse essere qualcosa di nostro che potesse farci riconoscere immediatamente. Pensammo anche noi a qualche nome illustre di cantante o di atleta, provammo a passarli in rassegna, a misurare le difficoltà di poterli contattare e poi di ottenerne la disponibilità a farsi simbolo della nostra associazione.
Mentre ci arrovellavamo su questo rompicapo, ci venne l’occasione di vedere la foto di Maria Elena all’età di poco più di due anni.
Maria Elena aveva occhi intensi e portava un vestitino a colori vivaci in armonia con un sorriso infantile, che lasciava trasparire dentini ancora in formazione e creava due fossettine sulle guance paffute. Un taglio di capelli a casco con frangetta incorniciava a meraviglia quel visino di bambina dolce e serena.
Non era l’immagine strumentale, scelta per carpire l’attenzione della gente e per indurla ad un’emozione pensata e costruita a tavolino. Era l’immagine stessa della condizione di chi è talassemico, bambino ancora ignaro e felice di vivere, ma con un segno sul corpo ad indicare una limitazione alla sua autonomia e alla sua libertà.
Non avemmo dubbi. Maria Elena sarebbe diventata la nostra “testimonial”. Chi più di lei poteva assurgere a questo ruolo di messaggera dei nostri appelli, Maria Elena che sul braccino destro portava la traccia di un suo periodico appuntamento con la terapia, un cerottino che segnalava una recente trasfusione di sangue?
In quella immagine potevano riconoscersi non solo i talassemici veneti, ma tutti i bambini talassemici del mondo. Quella immagine è destinata a diventare patrimonio comune (ora che Internet la fa conoscere al mondo), e resterà nella memoria di tutti (anche nel trascorrere del tempo e anche quando la talassemia si potrà curare senza problemi) come emblema di una realtà infantile ferita.
Da allora Maria Elena è sulle nostre due locandine (si possono vedere alla pagina “raccolta fondi” del sito internet del Thal-Lab). Una di esse ne racconta la storia quotidiana: una storia semplice, scandita da regolarità di atti, di trepidazioni e di speranze.
Oggi Maria Elena ha dodici anni. E’ “studentessa” delle scuole medie inferiori e conserva la freschezza e la spontaneità di quando qualcuno le scattò quella foto. Noi le vogliamo bene come allora, gliene vorremo sempre e lavoreremo senza sosta perché un giorno di lei si possa scattare una foto di donna ormai liberata da ansie e timori. (“EX”, dicembre 2002)