Home Rubrica Anno 2003 Associazione dei Concordi

Se fosse consentito mutuare parzialmente il nome di una istituzione culturale rodigina (“Accademia dei Concordi”), verrebbe voglia di chiamare l’Organizzazione che rappresento “Associazione dei Concordi”.
Non solo i rapporti tra i componenti del Consiglio Direttivo, ma anche tutte le relazioni che si sono stabilite con i numerosi soci che sostengono fattivamente l’Associazione sono improntate a una cordialità, a una disponibilità, a un comune sentimento di appartenenza che sorprendono gradevolmente chi conosca invece per esperienza come in altre organizzazioni prevalga molto spesso la polemica defatigante e sterile.
Non passa quasi giorno senza che la linea telefonica che collega il Presidente ai tanti terminali dell’ampia area in cui si svolge l’attività dell’Associazione non sia percorsa, in entrata e in uscita, da tanti messaggi ricchi di considerazioni, di valutazioni, di previsioni, di proposte, e anche di preoccupazioni, che tengono sempre vigile e attiva l’attenzione dei protagonisti sulle cose da fare e sugli impegni da assolvere.
Se non corrispondessero a realtà geografiche precise, Rovigo, Selvazzano Dentro, Vicenza, Pisae, nel periodo di più intensa attività di raccolta fondi, Santa Maria Maddalena, Loreo, Lusia, Cavarzere, Camposampiero, ecc. ecc. potrebbero essere rappresentati come i poli di un intricato disegno ideale, tracciato per mettere all’unisono intelligenze e volontà solidali.
Anche dal lato della organizzazione associativa, esiste il massimo rispetto dei ruoli assegnati e non è mai contestato il loro esercizio, perché fondato sulla legittimazione di scelte democraticamente assunte negli organi direttivi.
Forse tutto questo dipende dal fatto che i risultati dell’attività dell’Associazione sono sempre stati positivi e dal fatto che in tutti c’è la consapevolezza di essere i protagonisti di un’avventura insolita ed esaltante.
Quanto durerà? Chi può dirlo? Intanto godiamoci questa bella stagione creativa e appassionante
che ci fa sopportare senza fatica la nostra intensa giornata. (“EX”, gennaio 2003)