Home Rubrica Anno 2003 Privacy

All’Assemblea del 27 novembre 1993 partecipò un numero esiguo di soci, solo quarantacinque persone.
Il giorno dopo scrivemmo una lettera indignata “a tutte le famiglie dei talassemici del Veneto”, che conteneva tra l’altro questa perorazione: “Se i padri di tanti ragazzi e giovani talassemici non si impegnano nella missione che ci siamo dati, siate allora voi madri a farvi ‘madri coraggio’, a difendere coi denti il futuro dei vostri figli, e se anche le madri restano inattive, siate allora voi ragazzi e giovani talassemici a prendere in mano il vostro futuro, non abbiate paura di impegnarvi in prima persona. Ci sarà chi saprà accogliere il vostro appello.”
Richiami di questo tipo, così accorati, non sono stati più necessari. Da allora non si è più ripetuto il disinteresse di quella occasione ed anzi possiamo dire orgogliosamente che alle nostre assemblee hanno incominciato a partecipare numerosi giovani.
Tuttavia, esistono ancora famiglie che, nonostante i concreti risultati dell’attività dell’Associazione, se ne stanno in disparte, non si fanno socie e non danno alcun contributo al lavoro svolto invece quotidianamente da persone molto motivate e attive.
Non riusciamo a capire il perché di questo comportamento e ci freniamo nel dare giudizi. Per giudicare occorre conoscere le ragioni che le persone danno dei loro comportamenti.
Sicuramente quelle famiglie avranno le loro ragioni per non appoggiare l’attività dell’Associazione. Però non le fanno conoscere, anche se esistono le sedi e le occasioni per renderle note.
Ma perché dovrebbero farlo? Esiste la privacy e ognuno ha il diritto di non far conoscere agli altri le proprie scelte di vita. Ognuno ha il diritto di starsene in disparte e di non condividere un problema. Se l’Associazione lavora anche per i loro figli, non è un buon motivo perché queste famiglie si debbano sentire in colpa per una solidarietà negata. Esse avranno diritto di partecipare ai benefici dell’attività dell’Associazione, perché non esiste legge che le possa escludere. In fondo, di che cosa potrebbero essere accusate? Mica hanno ostacolato l’attività dell’Associazione! L’hanno solo osservata di lontano, ne hanno beneficiato; però appariva non adatta a chi stava bene anche occupandosi esclusivamente del proprio privato.
Queste famiglie sanno che l’Associazione sta coltivando un grande sogno: un miglioramento sostanziale della terapia e magari anche la guarigione di tanti ragazzi e giovani talassemici. Esse sanno attendere. Se ci saranno risultati concreti, allora si faranno vivee rivendicheranno ‘giustamente’ il loro diritto a goderne.
A queste famiglie farà forse bene sapere che scienziati americani hanno scoperto che, quando si preferisce la collaborazione all’interesse personale, “si ha una maggiore irrorazione nelle prossimità delle aree cerebrali che rispondono a quando si vedono dolci, belle donne, denaro, cocaina e piacevolezze in genere, lecite o illecite che siano”.
Forza dunque: collaborando con l’Associazione non solo la rafforzerete, ma procurerete ai vostri circuiti mentali gioia e piacere! (“EX”, marzo 2003)