Home Rubrica Anno 2003 “Lettera aperta” a chi combatte la talassemia

La Thalassaemia International Federation (TIF), con le ‘Conferences’ biennali, svolge un ruolo unico e insostituibile: quello di mettere periodicamente a confronto moltissimi studiosi, purtroppo non tutti, per farci conoscere lo ‘stato dell’arte’ in tutti i settori in cui si esplica la ricerca sulla talassemia.
Anche la ‘Conference’ di Palermo del 15-19 ottobre 2003 risponde a questo obiettivo e siamo davvero grati al Presidente Panos Englezos, al suo staff e a tutti coloro che hanno contribuito alla organizzazione dell’’evento’ per l’occasione che ci offrono di conoscere gli ultimi approdi della ricerca.
Le persone ammalate di talassemia, che ogni giorno devono affrontare i disagi di una malattia cronica piuttosto stressante, sono naturalmente interessate a conoscere le novità della ricerca già pervenute alla fase clinica. Noi siamo d’accordo con loro e apprezziamo il lavoro insostituibile dei clinici di tutte le parti del mondo. Solo il loro lavoro quotidiano può garantire una buona accettazione della malattia da parte di chi ne soffre.
Come Associazione, quando ce n’è stata offerta l’occasione, abbiamo finanziato (e lo faremo anche in futuro) progetti di ricerca clinica che consentissero il miglioramento dell’attuale terapia.
Le persone talassemiche di tutto il mondo coltivano però anche una speranza segreta: che la ricerca possa non solo migliorare la terapia, ma sostituirla radicalmente e riesca inoltre a percorrere fino alla fine la strada della ricerca genica per una soluzione definitiva del problema.
L’Associazione Veneta per la Lotta alla Talassemia di Rovigo, una piccola associazione di ammalati e di loro genitori (circa 130 soci), operante in una regione del Nord Italia, il Veneto, ha voluto cimentarsi anche in una nuova ‘impresa’.
Per non tediare il lettore, tralasciamo la cronaca degli anni precedenti (che si può trovare in altre puntate di questa Rubrica) e parliamo subito del 2000.
Nel luglio di quell’anno viene firmato un Accordo (tutti i documenti che saranno citati si possono leggere nel sito internet www.talassemiaricerca.unife.it, da qualche mese anche in versione inglese) tra il Prof. Roberto Gambari, nella sua qualità di Direttore del Centro di Biotecnologie dell’Università di Ferrara, e il Presidente dell’Associazione Veneta.
Si tratta di un evento del tutto eccezionale: una Associazione di volontariato diventa interlocutore di una Università e partecipa direttamente alle scelte che possono influire sulla qualità della vita di tanti ammalati sparsi in tutto il mondo.
Il Centro di Biotecnologie mette a disposizione tutta la sua importante dotazione tecnologica e personale di ricerca, mentre l’AVLT assicura, con un finanziamento di euro 258.228 (frutto di faticose campagne annuali di raccolta fondi), la disponibilità di nuovi ricercatori, l’acquisto di piccola strumentazione, il deposito di brevetti, ecc., per i primi quattro anni di attività.
Quell’Accordo non nasce dal nulla, ma è la conclusione di una collaborazione che durava dal 1996 e che aveva già portato ad alcune scelte fondamentali:
- nell’ottobre 1998 era stato depositato un primo brevetto;
- nello stesso mese il Prof. Stefano Rivella aveva tenuto a Ferrara, a nome del Gruppo di ricerca di New York del Prof. Michel Sadelain, un seminario su un tema di terapia genica;
- nel febbraio 1999 era avvenuto il primo incontro con Chiesi Farmaceutici di Parma;
- nel gennaio 2000, il Prof. Eitan Fibach dell’Università di Gerusalemme aveva tenuto a Ferrara un seminario sull’applicazione del ‘metodo’ che da lui prende il nome;
- nel marzo 2000 era stato depositato un secondo brevetto.
Questi fatti delineano, in nuce , un disegno che si proponeva di arrivare a:
1) tutelare, con la protezione brevettuale, i risultati della ricerca del Prof. Gambari e del suo Gruppo;
2) mettere in relazione la ricerca di base, mirante ad individuare e a caratterizzare molecole induttrici di HbF, con esperti sperimentatori di esse sia in vitro che ex vivoe con l’industria farmaceutica per l’eventuale sviluppo di nuovi farmaci;
3) stabilire rapporti di collaborazione con i ricercatori all’avanguardia nella ricerca sulla terapia genica della talassemia.
Questo disegno viene chiaramente esplicitato con l’Accordo del luglio 2000 che porta alla nascita del “Laboratorio di ricerca sulla terapia farmacologica e farmacogenomica della talassemia” (Thal-Lab).
A tre anni di distanza da quell’evento, il “Laboratorio” ha consolidato la sua linea operativa e il triangolo Ferrara-Gerusalemme-New York è ormai diventato il simbolo di una battaglia senza quartiere per sconfiggere la malattia.
Il gruppo di ricerca del Prof. Gambari, a Ferrara, ha notevolmente incrementato la propria attività portando al deposito di altri brevetti internazionali PCT. Il Thal-Lab dispone ora di questi brevetti:
- brevetto n. PCT/EP01/02804 del 13 marzo 2001: “Synthetic oligonucleotides as inducers of erythroid differentiation”;

- brevetto n. PCT/IB02/02628 del 1° luglio 2002: "Use of heterocyclic and benzoheterocyclic polyamides structurally related to the natural antibiotic distamycin A for the treatment of beta-thalassemia";
- brevetto n. PCT/IB02/04042 del 26 settembre 2002: “3-deoxy-3-amide derivatives of carbohydrates as inducers of erythroid cell differentiation”;
- brevetto n. PCT/IB03/02632 del 3 luglio 2003: “A novel use of rapamycin and structural analogues thereof”;
- brevetto n. PCT/IB03/03462 del 30 luglio 2003: “A novel use of angelicin and structural analogues thereof”.
Come si può constatare, le sostanze induttrici di emoglobina fetale indagate sono tante e se ne cercano sempre di nuove, perché, come risulta dall’esperienza, ci si aspetta che le persone talassemiche non rispondano in modo identico alla stessa sostanza e che occorra quindi averne molte per ottenere la risposta ottimale in tutti i soggetti trattati.
Su un’altra sostanza, la mitramicina, il Thal-Lab non dispone di un brevetto d’uso perché nel 1999 essa fu oggetto di una pubblicazione su una rivista scientifica, il British Journal of Haematology, che ne ha impedito il deposito. Si tratta comunque di una sostanza che induce con grande efficienza l’emoglobina fetale, come risulta dal lavoro “Mithramycin induces fetal hemoglobin production in normal and thalassemic human erythroid precursor cells”, pubblicato nello scorso mese di agosto su Blood, la più importante rivista scientifica di ematologia sperimentale.
Sul versante della collaborazione con l’Industria farmaceutica, ormai consolidata è quella con Chiesi Farmaceutici di Parma, mentre sono in corso trattative con Pfizer e Wyeth.
Il fronte della ricerca è presidiato, a Gerusalemme, dal Prof. Eitan Fibach, naturalmente il miglior utilizzatore del ‘metodo’ che da lui prende il nome, il quale sperimenta l’efficacia delle sostanze provenienti dal Thal-Lab in vitro e ex vivo, su cellule sia di persone sane che di persone talassemiche.
Il terzo grado della ricerca, la sperimentazione sugli animali, si svolge a New York. Il Thal-Lab ha stabilito un rapporto di collaborazione con il Prof. Stefano Rivella, Direttore di un Laboratorio di ricerca genica al Weill Medical College della Cornell University. Lo stabulario del Prof. Rivella ha consentito l’inizio della sperimentazione della mitramicina su topi sani e con talassemia intermedia e proseguirà sui topi transgenici, di cui si avrà la disponibilità fra non molto. Lo stesso percorso sarà seguito per le altre sostanze sperimentate ex vivo a Gerusalemme.
La collaborazione con il Prof. Rivella non è limitata solo alla sperimentazione delle ‘sostanze ferraresi’, ma prevede un sostegno anche alla ricerca sulla terapia genica della talassemia, in cui il Prof. Rivella è all’avanguardia, come risulta dalla pubblicazione, su Blood del mese di aprile scorso, del lavoro “A novel murin model of Cooley anemia and its rescue by lentiviral-mediated human beta-globin gene transfer”. Come ha chiarito lo stesso Prof. Rivella, nella intervista concessa a “EX” e pubblicata nello stesso mese di aprile, “In tutti gli animali affetti da beta talassemia major il vettore ha permesso, senza trasfusione, di raggiungere valori di emoglobina da zero a 5-12 g/dL … Il nostro scopo finale è di scoprire come ottenere ‘sempre’ i 12 g/dL o valori anche più alti di emoglobina”.
E’ evidente che sia il Thal-lab del Prof. Gambari a Ferrara, per quanto riguarda la ricerca sulla terapia farmacologica, che il Laboratorio di genetica del Prof. Rivella a New York, per quanto riguarda la ricerca sulla terapia genica, offrono risultati tra i più significativi finora raggiunti in tali campi. E’ quindi interesse di tutti i talassemici e delle loro famiglie che la loro attività possa conoscere una forte accelerazione.
In questo quadro generale, che ruolo ha svolto l’Associazione Veneta? Ha innanzitutto favorito l’incontro del Prof. Gambari con il Prof. Rivella e con il Prof. Fibach ed ha sottoscritto accordi che hanno posto su solide basi la loro collaborazione. Con la somma messa a disposizione del Thal-Lab, incrementata con i consistenti contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, l’AVLT, avvalendosi anche della pratica dei cofinanziamenti, ha potuto essere presente su un vasto scacchiere operativo. Oggi questa presenza si sostanzia così:
- una intera borsa di studio a una collaboratrice del Prof. Gambari a Ferrara;
- una intera borsa di studio a un collaboratore del Prof. Fibach a Gerusalemme;
- una borsa di studio fifty-fifty con l’Università di Ferrara per una collaboratrice del Prof. Gambari andata a lavorare a New York nel Laboratorio del Prof. Rivella;
- una borsa di studio a cofinanziamento con l’Università di Zurigo per un collaboratore del Prof. Gambari andato a lavorare con il Prof. Pier Luigi Luisi nella città elvetica;
- una borsa di studio a cofinanziamento con l’Università di Ferrara per una collaboratrice del Prof. Gambari in attività presso il Dipartimento di Chimica e Biologia Molecolare dell’Università estense;
- una borsa di studio fifty-fifty con l’Associazione per la lotta alla talassemia di Ferrara per una collaboratrice del Prof. Giorgio Catelani dell’Università di Pisa, a sua volta prezioso collaboratore del Thal-Lab.
A noi sembra, immodestamente, di aver molto contribuito a far nascere e far sviluppare un centro di ricerca che non ha eguali nel mondo (così almeno risulta a noi). Se esistono altre realtà analoghe, o ancora più avanzate, che abbiano saputo mettere insieme ricerca di base, tutela dei risultati di tale ricerca con il deposito di brevetti, collaborazione consolidata con l’industria farmaceutica (senza la quale non c’è speranza di ottenere lo sviluppo di farmaci nuovi) e sperimentazione su animali, sarebbe utile che la loro attività fosse portata a conoscenza di tutti e che si potessero creare dei ‘gemellaggi’ fra tali centri per uno sviluppo coordinato, a livello mondiale, di tutto ciò che si fa per sconfiggere la talassemia.
In questa battaglia c’è posto per tutte le Associazioni dei talassemici! Non rivendichiamo nessuna esclusività, ed anzi attendiamo che molte altre Associazioni, da ogni parte del mondo, vogliano portare il loro contributo nella lotta ingaggiata contro una malattia che può avere i giorni contati.
Sulla problematica della ricerca di cui stiamo parlando aspettiamo una risposta anche da parte dei Governi di tutti quei Paesi in cui la talassemia è un serio problema socio-sanitario.
Se i costi vengono suddivisi tra molti, l’onere di ognuno diventa di modesta entità. Bisogna innanzitutto pagare borse di studio e consentire l’acquisto del materiale di consumo occorrente alla sperimentazione.
Quali sono le strade per arrivare a finanziare la ricerca? Occorre mettersi in contatto con le realtà che abbiamo segnalato sopra, e di cui diamo a parte gli indirizzi. Occorre mettersi in contatto per dare una disponibilità e per ottenere tutte le informazioni necessarie all’assunzione di un impegno finanziario.
Il Consiglio-Direttivo del Thal-Lab ha approvato recentemente un Piano quinquennale 2004-2008 di sviluppo delle sue attività, dal titolo “Nuove frontiere della ricerca sulla talassemia”, frazionandolo in molti specifici progetti, a loro volta suddivisi in sottoprogetti con i relativi costi. Chi vuol aiutare il Thal-Lab può decidere di finanziare il singolo progetto o sottoprogetto, chiedendo di avere puntuali periodiche relazioni sulla sua realizzazione.
Anche il Prof. Rivella ha messo a punto un Piano quinquennale di attività del suo Laboratorio, sempre per gli anni 2004-2008, dal titolo “ Sviluppo di nuovi strumenti nel campo della terapia genica e farmacologica per la cura della talassemia”. Si suddivide anch’esso in progetti e sottoprogetti e può essere finanziato per obiettivi, scadenzati in quel periodo di tempo. Per esso vale la stessa regola che per il Thal-Lab: Chi vuol aiutare il Laboratorio diretto dal Prof. Rivella può decidere di finanziare il singolo progetto o sottoprogetto, chiedendo di avere puntuali periodiche relazioni sulla sua realizzazione.
Ormai non sono consentiti alibi a nessuno. Non possiamo attenderci cambiamenti radicali nella terapia della talassemia restando alla finestra a guardare e ad aspettare!
Un appello vogliamo lanciare anche a tutti i ricercatori che, in ogni parte del mondo, portano avanti la ricerca, magari in solitudine. Così come vogliamo far arrivare la nostra voce a tutti i clinici che, quotidianamente, curano nelle loro sedi le decine di migliaia di ammalati sparsi i tutto il mondo.
Non si chiede alcuna rinuncia alla propria autonomia. Si chiede soltanto di prendere atto che esiste questa nuova organizzazione del lavoro di ricerca, chiamata Thal-Lab, con sede presso l’Università di Ferrara, in Italia, e Laboratorio di ricerca sulla terapia genica della talassemia, con sede presso la Cornell University, a New York. Si chiede di attivare collaborazioni, anche in forme nuove, da inventare e da concordare, perché il lavoro coordinato e multicentrico può dare risultati più rapidi ed efficaci.
Non proponiamo una ‘gerarchizzazione’ della ricerca, ma piuttosto la creazione di una rete diffusa di scambio di informazioni, la stesura di una agenda di progettati incontri, e anche, perché no?, la promozione di amicizie creative.
Un ultimo appello, ma non meno importante, vogliamo rivolgere alla TIF. Con le sue consolidate relazioni internazionali, potrebbe far arrivare a tutte le Associazioni aderenti e a tutte le Istituzioni sanitarie nazionali e mondiali interessate un invito a voler sostenere, in tutti i modi possibili, la ricerca come quella che si svolge nei Laboratori di Ferrara e di New York. La TIF potrebbe, accanto agli obiettivi primari finora perseguiti della prevenzione e del trattamento clinico, porre anche il sostegno alla ricerca di cui abbiamo diffusamente parlato. La TIF dispone anche di uno strumento, il suo Magazine trimestrale, che potrebbe diventare veicolo di informazione anche per tale ricerca. E il suo impegno sostanziale in questo nuovo settore potrebbe incominciare con un incontro, in data e luogo da concordare, del suo Presidente Panos Englezos e della sua Coordinatrice scientifica Prof.ssa Androulla Aleftheriou con i Direttori Gambari e Rivella.
A conclusione, diciamo che non vogliamo creare illusioni, ma che anzi vogliamo fondare la speranza di tutti i talassemici su fatti concreti, su centri di ricerca che funzionano e che sono disponibili a fornire tutte le informazioni richieste.
Non esistono soluzioni facili e a breve scadenza. La ricerca conosce tempi diversi da quelli dell’attesa degli ammalati. Ma la speranza resterà vana se non sarà sostenuta dallo sforzo di tutti gli interessati perché un giorno possa diventare realtà.
(“EX”, settembre 2003)