Home Rubrica Anno 2004 Trapianto di cellule staminali

Il trapianto di cellule staminali da cordone ombelicale in un bambino talassemico turco di cinque anni, effettuato dal Prof. Franco Locatelli e dalla sua équipe presso il S. Matteo di Pavia, a cui radio televisione e giornali hanno dato molto risalto all’inizio di settembre, è stato sicuramente un evento di grande rilevanza mondiale, ma in Italia ha avuto una risonanza particolare in relazione alla vigente legge sulla fecondazione assistita che non avrebbe consentito ad una famiglia italiana di percorrere nel nostro Paese lo stesso iter seguito dalla famiglia turca e di ottenere quindi gli stessi risultati.
Come abbiamo appreso dai giornali, dove sono apparse anche importanti interviste ad esperti, la novità dell’intervento è consistita nella possibilità di disporre di cellule staminali che, con una nuova tecnica, erano state moltiplicate e potenziate in laboratorio, consentendo un loro più facile attecchimento.
Il Prof. Locatelli non era nuovo a questo tipo di trapianto. In passato, però, se non andiamo errati, il limitato numero di cellule staminali che si trovano normalmente nel cordone ombelicale lo aveva costretto alla scelta di pazienti da trapiantare che avessero un peso corporeo compatibile con la quantità di cellule staminali disponibili e non gli aveva dato la certezza che ogni intervento avrebbe avuto completo successo. Ora le cose sembrano profondamente cambiate.
Dopo il trapianto di cui stiamo parlando, ci è stato più volte chiesto, da persone che hanno una conoscenza non molto approfondita della talassemia ma che seguono con interesse l’attività dell’Associazione, se il problema era finalmente risolto.
Abbiamo dovuto spiegare che, per i talassemici adulti, il trapianto di cellule staminali da cordone ombelicale sarà difficilmente possibile. Essi hanno genitori ormai avanti con l’età e perciò non più in età fertile per procreare fratelli sani compatibili. Quindi dovranno sperare che le cellule staminali compatibili si possano trovare in qualche “banca del cordone” (cell factory), ma le probabilità sono molto basse. Essi devono pertanto, anche in considerazione del fatto che gli ammalati di talassemia sono moltissimi e distribuiti in tanti Paesi diversi e che è impossibile creare facilmente tanti centri specializzati per quel tipo di intervento, continuare a sperare o in un farmaco nuovo che possa migliorare sostanzialmente la loro qualità di vita quotidiana o nella terapia genica in grado di risolvere alla radice il problema.
Abbiamo voluto dedicare questa breve nota all’importante trapianto di Pavia non solo per dare una corretta informazione a chi ci segue (così almeno speriamo di aver fatto e, in caso contrario, siamo pronti a ricevere le meritate bacchettate da chi ne sa più di noi!), ma anche e soprattutto per dire ai nostri sostenitori che abbiamo ancora bisogno del loro aiuto per continuare a finanziare un tipo di ricerca in grado di dare risposte alle attese dei talassemici di tutto il mondo.
(“EX”, settembre-ottobre 2004)