Grande soddisfazione
Era partito nel 1996, all'età di ventinove anni, con una borsa di studio in tasca e con una gran voglia di fare cose importanti. Andava a New York. Andava a lavorare nel gruppo di ricerca del Prof. Michel Sadelain. Andava in America: meta agognata da ogni giovane ricercatore, approdo sicuro dell'intelligenza scientifica!
E lì, a New York, il Dr. Stefano Rivella dette subito il meglio di sé, perchè già nel luglio 2000 il suo nome compariva, al secondo posto, nel lavoro scientifico pubblicato su Nature , che ha dato inizio ad un nuovo corso della ricerca sulla terapia genica della talassemia (ne abbiamo già parlato altrove, v. “EX”, gennaio 2003, pagg. 18-19).
Era inevitabile che, dopo un risultato così importante, il Dr. Rivella mirasse a rendersi indipendente ed, infatti, nella seconda metà del 2002, ottenne dalla Cornell University di New York la direzione di un Laboratorio di genetica presso il Weill Medical College. Il Laboratorio iniziò la sua attività nel settembre 2002.
Alla fine di novembre dello stesso anno, con una borsa di studio cofinanziata dall' AVLT , arrivava nel Laboratorio una giovane dottoranda, la Dr. Laura Breda , proveniente dal gruppo di ricerca del Prof. Roberto Gambari . Ne salutammo la partenza dall'Italia con una “noterella”, che si può leggere in “EX”, dicembre 2002, pag. 14.
Laura Breda lavora ancora a New e, dal luglio scorso, non ha più bisogno del sostegno finanziario dell' AVLT . E' ormai una dipendente della Cornell, con la qualifica di “postdoctoral associate”. I fondi ottenuti da varie istituzioni dal Prof. Rivella, confluiti nel bilancio della Cornell, sono sufficienti ad assicurare a Laura la permanenza nella metropoli statunitense. Dove continua l'attività svolta finora, perché il Laboratorio è sempre strettamente collegato con il ThalLab dell'Università di Ferrara, diretto dal Prof. Gambari, e con il Laboratorio di ricerca, guidato dal Prof. Eitan Fibach , che opera nel Dipartimento di ematologia della Hadassah University Hospital di Gerusalemme.
Per sottolineare l'importante rapporto avuto con l'Associazione Veneta e per far conoscere ai lettori di “EX” il progetto in cui è stata e continuerà ad essere impegnata, Laura Breda ha voluto mandarci una “testimonianza”, che pubblichiamo molto volentieri e con grande soddisfazione.
Testimonianza della Dr. Laura Breda
Cornell University, New York
Questa mia testimonianza è sentitamente dedicata all'Associazione Veneta per la lotta alla Talassemia di Rovigo che, da dicembre del 2002 a giugno del 2007, ha sostenuto il mio lavoro nella ricerca scientifica per la cura della talassemia.
Il progetto di partenza ha previsto la mia permanenza negli Stati Uniti presso il nascente laboratorio di ricerca del Professor Rivella, al Weill Medical College della Cornell University, a New York. Il tutto è stato coordinato dal Professor Gambari, docente all'Università di Ferrara, presso il cui laboratorio svolsi prima la tesi di laurea e poi iniziai il corso di Dottorato in Biotecnologie. Grazie agli sforzi di tutte le persone coinvolte in questo progetto collaborativo partii nel 2002 per la "grande mela", prendendo al volo "uno di quei treni" che passano veramente in rare occasioni.
Immediatamente dopo l'arrivo a New York, grossa parte del mio lavoro fu focalizzato assieme al Professor Rivella a rendere attivo e funzionale il laboratorio che, a pochi mesi dalla sua inaugurazione, necessitava delle apparecchiature e dei materiali per la ricerca. Notevoli sforzi poi sono stati spesi per creare la colonia di topi talassemici, i "pazienti" della nostra ricerca. E' grazie a questi preziosi animali che possiamo compiere una valutazione diretta sulla bontà dei nostri esperimenti e della probabilità che la nostra ricerca possa poi funzionare effettivamente nell'uomo.
In questi cinque anni la mia ricerca è stata prevalentemente rivolta alla terapia genica della talassemia. In parole semplici l'obiettivo della terapia genica è quello di inserire nelle cellule talassemiche dei pazienti la componente scarsa o del tutto assente, che è la proteina cosiddetta ß-globina. Questa proteina, fondamentale per la formazione dell'emoglobina che trasporta l'ossigeno nelle cellule rosse del sangue, è presente a livello del codice genetico in due copie (tipicamente entrambe modificate nei pazienti affetti dalla talassemia). Il mio compito è stato quindi lo studio di sistemi per l'inserimento di una copia funzionale della ß-globina. Il particolare sistema usato nel mio caso è basato sul virus dell'immunodeficienza umana di tipo 1 (HIV-1), conosciuto da tutti ormai per la sua infettività nell'uomo. Eliminando dal virus la parte virulenta e sfruttando invece le caratteristiche vantaggiose di inserimento nelle cellule abbiamo creato un vettore (detto lentivirale) in grado di curare la talassemia nei topi affetti da talassemia intermedia (con patologia analoga nei pazienti talassemici intermedi). Buona parte dei topi affetti dalla talassemia più grave, anche conosciuta come anemia di Cooley, è stata salvata grazie all'uso di questo vettore. Solo una parte di questi ultimi topi ha però raggiunto valori di emoglobina normali nel sangue. Per questa ragione mi sono principalmente occupata di far vedere in cellule di topo qual è il contenuto minimo di particelle virali necessarie. In modo da garantire che, una volta inserita la ß-globina col nostro sistema, si possano ottenere livelli di emoglobina normali nel sangue e rendere le cellule dei pazienti indipendenti dalla necessità di trasfusioni di sangue. Inoltre, poiché il difetto genetico della talassemia nei topi è identico, mentre nell'uomo è il risultato di oltre duecento diverse combinazioni di difetti, da circa due anni ho iniziato un progetto di terapia genica sulle cellule umane. Dopo avere ottenuto l'approvazione del progetto (che è stato scrupolosamente scrutinato dalle restrittive leggi statunitensi sulla sperimentazione nell'uomo) ho cominciato a utilizzare il sistema lentivirale nelle cellule ottenute dal sangue dei pazienti talassemici in terapia al nostro dipartimento di ematologia alla Cornell. Allo scopo di imparare le tecniche relative a questa sperimentazione e per un progetto di collaborazione ho quindi intrapreso due viaggi di lavoro, prima a Ferrara, presso il laboratorio del professor Gambari, e poi a Gerusalemme, presso il laboratorio del Professor Fibach, esperto ematologo nonché da molti anni studioso della talassemia. Grazie a questo studio abbiamo constatato differenze tra i pazienti che, vista la complessità del difetto genetico, abbiamo raggruppato a seconda della quantità di emoglobina di base prodotta. Appena i numeri di questa ricerca saranno completi potremo dare la stima dell'efficacia della terapia genica nell'uomo.
A fianco di questo progetto in questi cinque anni mi sono occupata anche dello studio di altri aspetti patologici della talassemia. Dalla tendenza di accumulo spontaneo (o associato alle trasfusioni di sangue) di ferro negli organi, alla incapacità delle cellule rosse immature di diventare cellule rosse mature. Grazie a tutti questi studi ho potuto partecipare alla stesura di manoscritti che sono stati pubblicati su riviste di impatto scientifico internazionale. Inoltre il frutto della mia ricerca è stato premiato con la partecipazione a meeting scientifici organizzati negli Stati Uniti ed in Europa.
In questi 5 anni ho avuto modo non solo di crescere dal punto scientifico ma anche da quello personale e consiglio caldamente a tutti coloro che dovessero avere la stessa possibilità di prenderla al volo. Colgo quest'occasione dunque per ringraziare tutte le persone che mi hanno sostenuto, e in particolare l'Associazione Veneta per l'incredibile e unica opportunità concessami.
A tutti coloro che volessero approfondire l'argomento e contattarmi per avere ulteriori delucidazioni riguardo alle tecniche e agli sviluppi della mia ricerca vi invito a contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica:
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(“EX”, dicembre 2007)


